IMU abitazione principale

Pubblicata il: 15 Aprile 2022

Avv. Roberto Clarizia Studio Legale Tributari

 

INFORMATIVA
IMU: SUI LIMITI DELL’ESENZIONE PER IL NUCLEO FAMILIARE

Premessa.

L’art. 5-decies del D.L. n. 146/2021, entrato in vigore il 21.12.2021, ha modificato l’art. 1, comma 741, lett. b), della Legge n. 160/2019 prevedendo il diritto all’esenzione ai fini IMU sull’abitazione principale su un solo immobile scelto dal contribuente, come dimora abituale del nucleo familiare, nell’ipotesi in cui i coniugi abbiano residenze in Comuni diversi.

Il Ministero dell’economia e delle finanze ha dichiarato che la norma non assume natura retroattiva e, pertanto, come affermato a più riprese dal recente orientamento della Corte di Cassazione, l’esenzione IMU non spetta se uno dei coniugi ha residenza anagrafica in un altro immobile situato in un Comune diverso.

Questione di legittimità costituzionale dell’art. 8 del D.Lgs. n. 504 del 1992 e dell’art. 13, comma 2, del D.L. n. 201 del 2011.

Preso atto del recente orientamento della Corte di Cassazione, si è ravvisata l’illegittimità costituzionale delle norme coinvolte nella parte in cui si esclude l’agevolazione per i coniugi con residenza anagrafica e dimora abituale in immobili situati in diversi territori comunali.

I termini della questione.

L’interpretazione della recente giurisprudenza di legittimità (ex pluribus, Ordinanze nn. 2013/2020, 4166/2020 e 4170/2020), fatta propria dai Comuni, non consentendo diverse interpretazioni, pare tuttavia presentare profili di legittimità costituzionale.

Ciò in quanto i Comuni, nonostante la residenza anagrafica di un coniuge, revocano il beneficio dell’esenzione IMU (per abitazione principale), applicando in misura piena la tassazione dell’immobile, per il solo fatto della diversa residenza anagrafica del marito/moglie in un diverso Comune.

Detta interpretazione recente non è, tuttavia, l’unica possibile tanto che la Corte di Cassazione con alcune precedenti pronunce, nell’intento di interpretare la norma e scoraggiando comportamenti fraudolenti ed elusivi dell’obbligo di pagamento di ICI e IMU, ha indicato i seguenti principi di diritto:

a) la residenza anagrafica di un coniuge vale come indizio di abitazione principale del contribuente e del suo nucleo familiare, in quella abitazione dove si presume abbia anche dimora abituale;

b) tale indizio deve però cedere di fronte alla prova sostanziale, anche indiziaria, fornita dalla parte onerata, che i due coniugi non sono conviventi in un’unica abitazione e che quella dell’altro coniuge costituisce abitazione principale del nucleo familiare, solo alla quale (ricorrendo le condizioni di legge), è applicabile il beneficio fiscale dell’esenzione, ancorché i due coniugi abbiano residenze anagrafiche diverse;

c) la diversa residenza (anagrafica) dei coniugi non esclude la convivenza, che dovrebbe caratterizzare il rapporto affettivo di coniugio che viene meno solo con il verificarsi della insanabile frattura dei reciproci sentimenti e con la conseguente separazione.

Il Giudice di legittimità, quindi, dopo aver ribadito che la ratio della norma è quella di impedire che la fittizia assunzione della dimora o della residenza in altro luogo da parte di uno dei coniugi crei la possibilità per il medesimo nucleo familiare di godere due volte dei benefici per la abitazione principale, ha a chiare lettere affermato che si «… deve tener conto che il concetto di “abitazione principale” richiama quello tradizionale di “residenza della famiglia”, desumibile dall’art. 144, comma 1 del codice civile, come inteso nell’elaborazione giurisprudenziale e, dunque, quale luogo di ubicazione della casa coniugale, perché’ tale luogo individua presuntivamente la residenza di tutti i componenti della famiglia, salvo che tale presunzione sia superata dalla prova che lo spostamento della propria dimora abituale sia stato causato dal verificarsi di una frattura del rapporto di convivenza…» (Cass. Ord. n. 15439/2019; conforme Cassazione Ord. n. 14389/2010).

Ciò premesso, sarebbe altresì consentita un’interpretazione tendente a superare il dubbio di costituzionalità con un’interpretazione “costituzionalmente orientata”, nel senso di limitare il beneficio a un solo immobile sito nel Comune di residenza di entrambi i soggetti costituenti il nucleo familiare, senza escluderlo a priori, per il soggetto residente in un diverso Comune per esigenze personali, salva la prova, anche indiziaria, della parte onerata (Comune) che la doppia residenza dei coniugi avesse o non avesse finalità elusiva del pagamento dell’Imposta, in quanto la residenza anagrafica del contribuente fosse “fittizia”.

Dubbi di legittimità costituzionale.

Ciò premesso, l’interpretazione fornita dell’art. 8 del D.Lgs. n. 504 del 1992 e dell’art. 13, comma 2, del D.L. n. 201 del 2011 pare assumere profili di illegittimità costituzionale – in violazione degli artt. 3, 31 e 53 della Costituzione, nella parte in cui precludono per entrambi i coniugi dimoranti in Comuni diversi, sulla base della sola certificazione anagrafica, l’agevolazione fiscale ICI/IMU – tant’è che recentemente la stessa Corte costituzionale ha reso noto che «ha deciso di sollevare davanti a se stessa la questione di costituzionalità sulla regola74 generale stabilità dal quarto periodo del medesimo articolo 13. In particolare, la Corte dubita della legittimità costituzionale – in relazione agli articoli 3, 31 e 53 Costituzione – del riferimento alla residenza anagrafica a e alla dimora abituale non solo del possessore dell’immobile (com’era nella versione originaria dell’IMU) ma anche del suo nucleo familiare. ….» (Comunicato del 24.03.2022 dell’Ufficio comunicazione e stampa della Corte costituzionale).

Infine, in data 12.04.2022 la Corte costituzionale ha depositato l’Ordinanza n. 94, a mezzo della quale «solleva, disponendone la trattazione innanzi a sé, questioni di legittimità costituzionale del quarto periodo dell’art. 13, comma 2, del decreto-legge 6 dicembre 2011, n. 201 (Disposizioni urgenti per la crescita, l’equità e il consolidamento dei conti pubblici), convertito, con modificazioni, nella legge 22 dicembre 2011, n. 214, come modificato dall’art. 1, comma 707, lettera b), della legge 27 dicembre 2013, n. 147, recante «Disposizioni per la formazione del bilancio annuale e pluriennale dello Stato (Legge di stabilità 2014)», nella parte in cui, ai fini del riconoscimento della relativa agevolazione, definisce quale abitazione principale quella in cui si realizza la contestuale sussistenza del duplice requisito della residenza anagrafica e della dimora abituale non solo del possessore, ma anche del suo nucleo familiare, in riferimento agli artt. 3, 31 e 53, primo comma, della Costituzione;

2) sospende il presente giudizio fino alla definizione delle questioni di legittimità costituzionale di cui sopra;
3) ordina che la cancelleria provveda agli adempimenti di legge».
La tenuta delle regole sopra descritte dipende, pertanto, dalla risposta che vi darà la Corte.

Avv. Roberto Clarizia

 

 

 

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